LA LEGGENDA DI FRA JACOPO

Capitolo I
Genova 1256
"Venga, Padre, da questa parte."
Cosimo era steso su un lettuccio, appoggiato ad alcuni cuscini che, però, non riuscivano a reggerlo bene.
La testa era curvata verso destra, una gamba era stesa, quasi rigida e l’altra piegata, un braccio scattò verso l’alto all’ingresso del frate che incrociò uno sguardo incredibilmente attento e penetrante.
Fra Jacopo notò le mani avvolte strettamente in panni puliti e avanzò con decisione.
"Cosimo, è venuto a trovarti fra Jacopo."
Il domenicano era entrato nella stanza recitando mentalmente una preghiera per prepararsi ad un incontro che un po’ temeva.
La sera prima frate Oberto l’aveva informato della donna in lacrime, che sembrava non riuscire a sollevarsi di fronte all’immagine della Vergine.
L’aveva avvicinata con discrezione e le aveva offerto conforto.
Con stupore aveva riconosciuto in lei una donna della potente famiglia di B***, da poco rientrato da un lungo viaggio in oriente.
Si era trovato di fronte ad una storia assurda ed incredibile: il racconto di un bimbo malato, paralitico, ma forse anche posseduto da qualche spirito maligno.
"Padre, il mio Cosimo è buono, glielo assicuro! Ma quello che fa, quello che dice, non posso, non riesco a raccontarlo…!
Guglielmo, suo padre, lo vuole cacciare di casa. L’ha rivisto dopo tre anni di assenza e ne è spaventato. Dice che è posseduto, che è maledetto, che non lo vuole più vedere.
La mia povera sorella me l’ha affidato prima di morire, raccomandandomi di non abbandonarlo. Ma allora non si comportava così…"
Fra Jacopo ora era davanti a lui silenzioso, ne scrutava le fattezze: gli occhi luminosi e belli, la fronte ben fatta, ma il naso era schiacciato come quello di un lottatore e recava i segni di una vecchia rottura.
La cosa più impressionante era la bocca: del labbro inferiore restava solo un pezzetto centrale, ai lati delle piccole ferite, recenti.
Fra Jacopo ricordò quanto gli aveva raccontato la donna con la voce rotta dall'emozione: il labbro inferiore era stato eroso pian piano dai continui morsi del piccolo Cosimo che da anni, di giorno e di notte era preso da frenetici accessi di furia contro se stesso.
Tutti erano andati nel panico quando, ancora piccolino, aveva cominciato ad afferrarsi le labbra fra i denti fino a farle sanguinare; ora, con il risultato di tale scempio davanti ai suoi occhi, il frate ebbe un senso di profonda angoscia e si chiese se l'idea di farsi mostrare quanto accadeva non fosse troppo crudele.
Madonna Letizia si avvicinò al ragazzo e cominciò a sfasciargli una mano.
Immediatamente il volto di Cosimo subì un mutamento di espressione: il ragazzo cominciò ad agitarsi e a piangere e non appena la mano apparve agli occhi stupiti di fra Jacopo una mano cosparsa di piaghe e segni Cosimo se la portò alla bocca e ne addentò violentemente un dito.
"Mi aiuti Padre!" Supplicò Letizia, tirando via la mano dalla bocca del ragazzo; fra Jacopo si avvicinò e afferrò Cosimo che ora urlava e piangeva in preda al panico.
Insieme avvolsero di nuovo la mano nei panni e la legarono strettamente.
Poi Letizia scoprì una spalla al ragazzo e mostrò a fra Jacopo i segni di ripetute morsicature.
Si capiva che Cosimo era curato con molto amore e attenzione, ma con tutto ciò qualche ferita era arrossata e qualche piaga mostrava segni di infezione.
Pareva un reduce da qualche sanguinoso scontro, un sopravvissuto a feroci battaglie, eppure era un fragile fanciullo che non si reggeva seduto.
Il frate aveva curato più volte, purtroppo, le ferite che gli uomini si procuravano fra loro negli scontri insensati che avvenivano anche per le strade di Genova in quest'epoca folle in cui le famiglie di una stessa città sprecavano vite e beni per farsi guerra. Ma il corpicino di Cosimo, pur con ferite meno gravi, gli provocò maggior pena e si chiese come poteva un così delicato bambino sbranare se stesso come una belva...
La donna lo aveva raccolto fra le braccia e lo cullava pian piano, fino a calmarlo e Cosimo, che poco prima, irrigidito, sembrava avere gambe e braccia di legno, adesso sembrava divenuto di pezza.
Fra Jacopo cominciò a pregare ad alta voce, invocando Gesù Cristo, Maria, e i Santi e il bambino, più rilassato, piagnucolò delle parole che Letizia tradusse: "Le chiede perdono.”.
Fra Jacopo si stupì di queste parole e trasse dall’abito un crocifisso; lo pose sul capo del fanciullo, che, sempre fra le braccia della zia, calmò i suoi singhiozzi, senza distogliere lo sguardo attento dal frate.
Quando fu chiaro che si era calmato, Letizia chiamò una serva che stesse con lui e uscirono dalla stanza, per meglio parlare.
"Quanti anni ha?" Chiese il frate di S. Domenico.
"Dodici e fa così da quando ne aveva nove e la mamma morì e il suo babbo prese il mare.
Subito credetti che fosse per il dispiacere e cercai di consolarlo. Ma ultimamente, dopo una febbre, è molto peggiorato. Spesso urla di notte, ma questo succedeva anche quand’era più piccolo.
Qualche anno fa credevo fosse perché soffre del mal della pietra e il medico mi disse che aveva già visto uomini che urinavano sassi e non potevano camminare, ma mai bambini. Abbiamo speso molti soldi, allora, per provare a curarlo, ma senza veri benefici.”.
"Sembra più piccolo di età, così minuto!” sospirò fra Jacopo.
“Non credo sia posseduto" aggiunse "La vista della croce e le preghiere non lo hanno agitato.
Mangia?"
"A volte sì, con appetito, ma altre volte sputa i bocconi e vomita spesso, per questo è così magro.”.
"Devo pensarci, perché mai ho veduto una cosa del genere in un fanciullo innocente.” Disse il frate
“Ritornerò domani e porterò con me un medico che gli curi le piaghe e procurerò delle erbe per calmarlo.
Pregherò anche per voi: state tranquilla e vedrò se mi riesce di parlare anche con vostro cognato. Qualche soluzione la troveremo!"
Fra Jacopo si affretto verso il convento con l’animo molto più in subbuglio di quanto avesse dato di vedere alla povera madonna Letizia.
Mai gli era successo di vedere qualcuno sobrio avventarsi con tanta violenza contro se stesso e questo comportamento contrastava con tutto quanto lui avesse mai letto o saputo, con ogni schema sull’essere umano, da lui conosciuto.
D’altra parte era stato sincero nel dire che il ragazzo non gli sembrava posseduto.
Doveva consultare qualcuno più esperto e più saggio di lui.
Lo turbava anche l'impressione che il fanciullo capisse e il fatto che gli avesse chiesto perdono del suo comportamento: madonna Letizia era convinta di saper dialogare con lui e di comprendere le sue parole e i suoi sentimenti; ma anche questo andava al di là di ogni possibile ragionevolezza: Cosimo pareva fuori di sé, eppure appariva anche presente a se stesso...
Arrivato in convento si affrettò nella sua cella e, presa una pergamena, scrisse quanto aveva visto per poterlo riportare con precisione:
digitos dentibus suis discerpens
sanie defluens
paralisi dissolutus
amens effectus
- si strappa le dita con i suoi stessi denti
- cade a brandelli
- tutto paralizzato
- fuori di sé
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